Michel Foucault: Ethnography and Critique

Convenors: Martina Tazzioli (Goldsmiths, University of London) & Orazio Irrera (Université Paris 1 – Panthéon-Sorbonne)

Since the Sixties, Michel Foucault had described his work in ethnographic terms, stressing that for him it was a question of situating outside of the culture we belong to, in order to critically show the way in which this latter was built. Foucault’s perspective, far from representing only an historical analysis of the nexus between powers and knowledges, as a genealogy was firmly anchored to the analysis of the present; and it was also grounded on the ethical and political necessity to understand the present as the threshold that splits up what we have become from what we are no longer, in order to open some possibilities to think ourselves differently from what we are.

On the one hand, ethnography appears for sure among the human and the social sciences that on the one hand are susceptible of the critique addressed by Foucault, but on the other in the last decades it seemed to be able to take the critical solicitations produced by the French philosopher. For this reason, it seems useful to question the way in which today –a present which is certainly different from the present of Foucault – ethnographic practices still succeed in making operatives some of the conceptual tools offered by Foucault tool-box. However, the uses of these tools are not limited to a mere application: rather, the application itself becomes a moment of test, of experimentation and of theoretical and methodological innovation, extending further the foucaultian trajectory beyond the lines of research undertaken by him.

Therefore, we will welcome contributes able to show how ethnographic practices have adopted and re-elaborated analytical strategies and categories which come out from Foucault’s texts, both  in relation both to the construction of a specific fieldwork, both regarding to the changing and productive relationships that who does an ethnographic work established with it. Concerning this last point, we refer to the way in which Foucault could be used also “reflexively”, to grasp the transformations that specific ethnographic practices generate on those who conduct ethnographic researches, modifying epistemologically and/or ethically the relationship that one has with oneself and with the others.

We are particularly interested to contributions both in English and in Italian on the following themes:

  • Ethnographic practices in relation to the nexus space-knowledge (Urban studies, migrations)
  • Ethnographic practices in relation to governmentality, biopolitics and neoliberalism
  • Ethnographic practices and normalization/medicalization of societies (racism, gender issues, education)
  • Ethnographic practise and production of subalternity
  • Ethnographic practices and discursive analysis
  • Ethnographic practices and forms of reflexivity (transformation of the point of view of the ethnographer in relation to the construction/observation of the ethnographic field)

* * *

Michel Foucault: Etnografia e critica

Sin dagli anni ’60 Michel Foucault descriveva il suo lavoro in termini etnografici, sottolineando come per lui si trattasse di situarsi all’esterno della cultura alla quale apparteniamo per mostrare criticamente in che modo essa si è potuta costituire. Lungi dal costituire soltanto in un’analisi storica dei nessi tra potere e saperi, la prospettiva di Foucault, in quanto genealogia, era saldamente ancorata all’analisi del presente e alla necessità etica e politica di comprendere quest’ultimo come la soglia che separa quel che siamo diventati da quel che non siamo più, al fine aprire alcune possibilità per pensarci diversamente da come siamo.

L’etnografia figura certamente tra le scienze dell’uomo e del sociale che, da un lato, sono suscettibili della critica che Foucault ha rivolto alle scienze umane, ma, dall’altro, negli ultimi decenni essa sembra pure essere stata in grado di raccogliere le sollecitazioni critiche prodotte dal pensiero del filosofo francese. Per tale ragione, ci sembra utile domandarci in che modo oggi, rispetto a un presente certamente diverso da quello di Foucault, le pratiche etnografiche riescono ancora a rendere operativi alcuni degli strumenti concettuali offerti dalla sua boîte à outils, non limitandosi ad una mera applicazione, ma rendendo questa stessa applicazione un momento di verifica, di sperimentazione e di innovazione teorica e metodologica, prolungando ulteriormente la traiettoria foucaultiana al di là delle linee di ricerca da lui direttamente tracciate. Saremmo dunque lieti di accogliere contributi in grado di mostrare in che modo le pratiche etnografiche hanno recepito e rielaborato categorie e strategie di analisi che derivano dalle opere foucaultiane sia in relazione alla costruzione di un fieldwork specifico sia alle mutevoli e produttive relazioni che chi svolge un lavoro etnografico stabilisce con esso. In quest’ultimo senso, ci riferiamo a come Foucault possa essere utilizzato anche “riflessivamente” per cogliere le trasformazioni che determinate pratiche etnografiche producono su chi conduce delle ricerche sul campo, modificando epistemologicamente e/o eticamente il rapporto che si intrattiene con se stessi e con gli altri.

Siamo dunque particolarmente interessati a eventuali contributi, sia in italiano che in inglese, sui questi temi:

  • Pratiche etnografiche in rapporto al nesso spazio-potere (urbanistica, migrazioni, forme di organizzazione dello spazio)
  • Pratiche etnografiche in rapporto a governamentalità, biopolitica e neoliberalismo
  • Pratiche etnografiche e normalizzazione/medicalizzazione della società (razzismo, questioni di genere, educazione
  • Pratiche etnografiche e produzione di subalternità
  • Pratiche etnografiche e analisi discorsiva
  • Pratiche etnografiche e forme di riflessività (trasformazione del punto di vista dell’etnografo in relazione alla costruzione/osservazione del campo etnografico)

Comments are closed.