Ethnography of disasters: history, resistances, struggles

Convenors: Pietro Saitta (University of Messina) & Domenica Farinella (University of Cagliari)

2011-Parco-dell-Acqua15

The encounter with “disaster” is part of the experience of millions of people in the world, who experience, directly or indirectly, the health, psychological and material effects of natural- or human-related events that hit territories exposed to multifaceted risk factors. The term “disaster”, however, presents some semantic ambivalences that require an explanation. In the first place, the notion of “disaster” implies a temporal dimension related to the suddenness of an event. In particular, this word often indicates an unexpected event, that results in many victims and considerable damage. But some events – especially human-related (e.g., industry-based) – produce a number of victims equal to or greater than a sudden incident, silently and over the course of many decades.

Analogously, the idea of “trauma”, as the effect of a sudden event, is commonly associated to the notion of disaster. However, the difficult discovery that a long succession of human losses is the consequence of local operations can be equally disturbing. In addition, a rigid distinction between natural and anthropic risk is unfit to understand the complex character of most disastrous events. Especially in the contemporary world, the intertwining of natural and human activities determines outcomes whose origins are not clearly distinguishable. Finally, causes, outcomes and forms of reaction to a disaster are related to the political and economic contexts within which events take place.

The intertwinement of the political and economic ideology of an era (e.g., contemporary neo-liberalism, or the so-called “developmentism” in 1950s Italy), the appearance of sources of risk (infrastructures, industrial plants, etc.), the forms of reaction to catastrophic events as well as the nature of social relations existing in a place (networks, associations, forms of capital available in loco) appear strongly connected, and can help explain the methods and results of the constitutive processes of “normality” pursued by the communities.

The present call for paper, thus solicits both ethnographic and qualitative contributions that deal with disastrous events in the widest possible sense; that analyze the social, economic, historical, legal and political context within which disasters develop; and, finally, explain how the restoration of “normal” life conditions are, or are not, pursued by different private and institutional actors.

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Etnografia del disastro: storia, reazioni, lotte

L’incontro con il “disastro” è da sempre parte dell’esperienza di milioni di persone nel mondo, che esperiscono, direttamente o indirettamente, gli effetti sanitari, psicologici e materiali di eventi di matrice naturale e/o antropica che si abbattono su territori esposti ai più variegati fattori di rischio. L’espressione “disastro”, tuttavia, contiene una serie di ambivalenze semantiche che rende necessaria una puntualizzazione.

Per iniziare, la nozione di “disastro” implica una dimensione temporale legata alla repentinità di un evento. In particolar modo, con questa espressione si indica spesso un incidente improvviso, che mieti molte vittime e produca ingenti danni materiali. Ma molti eventi – specie se di origine antropica (per esempio, industriali) –  producono un elevato numero di vittime, spesso in quantità pari o superiori a quelli di un incidente improvviso, silenziosamente e nell’arco di alcuni decenni.

Inoltre se nel linguaggio comune il “trauma” – altro concetto spesso associato a quello di disastro – è fondamentalmente l’effetto di un improvviso evento catastrofico, non meno sconvolgente può essere la laboriosa scoperta che la lunga fila di perdite umane subite da una comunità è la conseguenza di  particolari attività produttive svolte in loco.

Per di più, la rigida distinzione tra rischio naturale e antropico appare inadeguata a cogliere il carattere composito di gran parte degli  eventi disastrosi. In particolar modo nella contemporaneità, l’intreccio tra natura e attività antropiche è tale da determinare esiti le cui origini non sono chiaramente distinguibili.

Cause, esiti e reazioni, infine, appaiono spesso intrecciate al contesto politico-economico  e storico dentro cui maturano. L’intreccio tra ideologia politico-economica dominante in un’epoca (per esempio, il neoliberismo contemporaneo o lo “sviluppismo” degli anni cinquanta italiani), la comparsa delle fonti di rischio e la reazione all’evento disastroso (nel caso di infrastrutture, industrie, etc.), così come la natura delle relazioni sociali presenti in un luogo (reti, associazionismo, capitali disponibili) appaiono saldamente intrecciati e possono perciò spiegare modi e risultati di un processo ricostituivo della normalità.

Con il presente call for papers si sollecitano dunque contributi etnografici o qualitativi che affrontino lo studio di eventi disastrosi nel senso più ampio possibile, che analizzino il contesto sociale, economico, giuridico e politico dentro cui il disastro matura e che, infine, spieghino come il  ripristino delle condizioni normali venga ricercato da differenti attori privati o istituzionali.

 

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